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Più che a una pioggia di critiche siamo ormai arrivati a una bufera di neve. Di quelle incazzate, poi. Si parla della modella hard più del caldo che fa, tormentone inutile e vuoto di ogni estate giornalistica. Prima la scoperta di un blogger ficcanaso, poi il caso è scoppiato su tutte le testate.
Su consenso del Capo, unico riferimento rimasto in ufficio in questo momento in cui tutti vanno in ferie a parte me e la Stagista (il Capo ci andrà lunedì…), decido di telefonare ai responsabili dell’organizzazione della sfilata per un’intervista. “Non ne sapevamo nulla”, dicono in loro difesa, tirando fuori scuse più o meno credibili con le quali mi tengono alla cornetta per almeno quaranta minuti. Prendo nota di ogni parola. O quasi, è difficile stare al passo. Ma ho tutto l’essenziale e mi va bene così. Sto quasi per telefonare al manager della modella imputata quando vedo arrivare un suo comunicato. Forse mi ha letto nel pensiero, forse sono spiato. In ogni caso mi ha fatto risparmiare tempo, visto quello che ho perso parlando con gli organizzatori.. Ora posso raccogliere il suo “contraddittorio” con il minimo sforzo.
Ho già gli occhi a palla nel leggere le prime due righe. Il manager accusa il boss della società che ha organizzato la sfilata di aver creato questa messa in scena per pura vendetta. La ragazza avrebbe infatti rifiutato la proposta, più che altro un mezzo ricatto, di una prestazione sessuale.
Stupore. Incredulità. Dubbi sul da farsi. Chiedo al Capo come devo procedere. Le accuse sono pesanti, le conseguenze potrebbero esserlo ancora di più. Così lui telefona al manager della modella per assicurarsi della loro fondatezza. “Abbiamo le prove, intercettazioni che dimostrano che è tutto vero”, dicono. “Procediamo”, mi dice. E io procedo, scrivo un signor articolo in cui ricostruisco brevemente la vicenda e riporto buona parte del testo arrivato via e-mail, facendo la massima attenzione a mettere tutto tra virgolette per deresponsabilizzarmi delle cose peggiori.
Ho un po’ paura, perché è la prima volta che mi ritrovo a dare spazio a una questione che avrà sicuramente dei risvolti legali. Ma sono stato prudente, e siamo già d’accordo che gli organizzatori ci consegneranno domani un contro-comunicato. Il contraddittorio sarà servito, io non avrò fatto altro che il mio lavoro. Anche se fa un effetto strano rischiare la galera per qualcosa che nemmeno conosci. Il lavoro, appunto.
Articolo già on-line, con tanto di foto e firma. La mia, ovviamente. Ho ancora qualche timore, ma vado fiero di quel che ho fatto. E poi ho avuto il consenso del Capo, che è responsabile, insieme alla Direttrice, di tutto quello che viene pubblicato.
Proprio quello stesso Capo che dopo dieci minuti mi dice “Togli tutto, ho parlato con il direttore di Your Tv. Lui non ne parlerà, la cosa è perseguibile per calunnia”.
Smonto tutto quanto. Un pomeriggio in cui, a parte i soliti copia-incolla (pochi, a dir la verità, anche gli uffici stampa hanno rallentato il ritmo) non ho fatto altro che lavorare al mio articolo fantasma. Di cui mi sono fatto una copia per me. Ce l’ho qui, nella mia penna usb. Ma se pensate di leggerlo… beh, scordatevelo!
